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Vecchio 06-06-2008, 00.40.35   9 links from elsewhere to this Post. Click to view. #1 (permalink)

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Talking Italian Ghost Tour


Salve a tutti!
Probabilmente lo saprete già, ma la maggiorparte delle nostre città "sono popolate" da misteriose presenze.
C'è chi giura di averle viste, o soltanto percepito la loro presenza.
Per tutti coloro che sono affascinati dalla scoperta delle nostre città italiane, propongo un diverso Tour:
ITALIAN GHOST TOUR
Indicherò i luoghi, la storia e il passato delle presenze di alcune delle più famose città italiane dove è possibile far "questi incontri".
Se anche voi conoscete città "infestate"
scrivetele in modo da poter rendere più completa la nostra
MAPPA DEI FANTASMI ITALIANI!!!

La notte non vi sembrerà più la stessa...
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Vecchio 06-06-2008, 00.42.34   #2 (permalink)

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Predefinito Roma

Roma è la città dai mille volti, l’unico straordinario esempio al mondo di 34 secoli d’ininterrotta storia urbana. Impossibile darne un’unica definizione, tutto quello che immaginate a Roma c’è, o c’è stato. E come potevano mancare i fantasmi? Il mistero è una delle anime della storia di Roma, i suoi fantasmi sono figure storiche, che hanno vissuto le loro vicende, spesso molto tristi, tra monumenti e palazzi nobiliari della città, restando legate ad essi in modo indissolubile anche dopo la morte.
Il più famoso fantasma di Roma è quello di Beatrice Cenci, bellissima, sfortunata fanciulla vissuta alla fine del Cinquecento, appartenuta ad una delle più antiche famiglie nobili della città.
La vicenda di Beatrice è assurta a simbolo dell’ingiustizia e della prevaricazione del potere in ogni epoca.
Suo padre Francesco Cenci, uomo sadico e violento, era un vero incubo per i suoi familiari, che avevano tentato, inascoltati, di denunciare il folle alle autorità. Beatrice e la matrigna Lucrezia, in preda alla disperazione, progettarono l’assassinio dell’uomo.
Il 9 settembre 1598 Francesco Cenci venne ritrovato morto, con il cranio sfondato, nell’orto dellarocca di famiglia di Petrella Salto, in territorio abruzzese.
Il processo a Beatrice e ai suoi familiari, immediatamente incolpati del delitto, fu seguito da tutta la città, che si schierò dalla parte della fanciulla maltrattata, ma la giustizia papale decise di comminare una pena esemplare affinché altri non ripetessero un simile atto.
Beatrice venne decapitata la mattina dell’11 settembre 1599 sulla piazza di Castel S. Angelo. Ancora oggi, si dice, appare tutti gli anni la notte tra il 10 e l’11settembre, camminando lungo ponte S. Angelo con la propria testa sottobraccio.

Un altro famoso fantasma di Roma è quello di Donna Olimpia Maidalchini, detta la Pimpaccia.
Nata a Viterbo nel 1592 da una famiglia modesta, riuscì a sposare in seconde nozze PamphilioPamphilj, fratello del cardinale che pochi anni dopo sarebbe diventato papa Innocenzo X. Grazie alla sua indubbia intelligenza divenne una consigliera molto influente del papa, ed in poco tempo la donna più potente e temuta di Roma. Il popolo la odiava, il suo soprannome nacque da una pasquinata, vale a dire uno scritto satirico lasciato sulla più celebre statua parlante di Roma, Pasquino: “Olim pia, nunc impia”, un gioco di parole in latino,olim (una volta) pia (religiosa), nunc (adesso) impia (peccatrice).
Alla sua morte lasciò l’incredibile somma di due milioni di scudi d’oro, contribuendo a consolidare la fortuna dei Pamphilj. Oggi appare nel cuore della notte lungo Ponte Sisto a bordo di una carrozza nera, mentre corre all''impazzata verso Trastevere.

Ancora una donna per il terzo fantasma di Roma, più degli altri avvolto nella leggenda. Costanza De Cupis era una nobildonna vissuta nel XVII secolo. Sembra che avesse delle bellissime mani, così bianche e perfette da essere famose in tutta la città, tanto che un artista le immortalò con un calco. Ma un veggente predisse che una di quelle splendide mani correva il rischio di essere tagliata. Costanza, terrorizzata, si chiuse in casa per timore di incidenti. Un giorno, però, si punse mentre ricamava. La ferità si infettò e dovettero amputarle l’arto, ma non fu sufficiente e la donna morì. Da allora, nelle notti di luna piena, chi passeggia in via dell’Anima presso Piazza Navona, se rivolge lo sguardo verso l''alto potrebbe vedere, dietro il vetro di una delle finestre di quello che era palazzo De Cupis, la sagoma di una splendida, bianchissima mano.
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Vecchio 06-06-2008, 00.51.58   #3 (permalink)

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Predefinito Torino

Nonostante l’aspetto da madamìn sussiegosa e distinta, di quelle che mai dimenticano d’indossare cappellino e guanti, Torino è sempre stata considerata città in bilico trai i profumi di rosolio e zolfo.
Non per nulla fu sfondo ideale dei feuilleton noir della sabauda Carolina Invernizio e nel 1934 del primo giallo Mondadori italiano, “L’uomo dai piedi di fauno”, ispirato alla storia vera del “mostro di Via Consolata”, Giovanni Gioli, che nel 1902 uccise nei fondi di Palazzo Paesana una bimba di cinque anni.
*

Non per nulla Torino fu scelta come scenario da Dario Argento, che riuscì a rendere inquietante non solo Piazza CNL, ma a sfruttare al massimo in “Profondo rosso” l’atmosfera lugubre della “villa del bambino urlante” alias Villa Scott (corso Lanza 57), una splendida casa Liberty costruita nel 1902 dall’architetto Pietro Fenoglio, sospettato di magia nera.
*
E non per nulla proprio a Torino il Lombroso iniziò a raccogliere nella sua casa in contrada Zecca n° 100 (oggi via Verdi), la collezione di teschi, cervelli in formalina, lembi di pelle tatuata e simili godurie che formarono poi il suo orripilante Museo Criminologico custodito oggi in corso Galileo a Medicina Legale.

Il boia , che per tradizione abitava in via Bonelli, a Torino ebbe sempre un gran daffare; il nome di corso Valdocco pare derivare da “vallis occisorum”, la valle degli uccisi, perché vi venivano giustiziati i condannati a morte.
E lo slargo formato dall’incrociarsi dei corsi Valdocco, Regina Margherita e Principe Eugenio (Via Cigna) si chiama “rondò d’la furca”. Lì dove oggi c’è la statua di San Giuseppe Cafasso – sacerdote che confortava i condannati - sorgeva infatti il patibolo che rimase a lungo, come memento, anche quando venne abolita la pena di morte.Pure città di messe nere, Torino: il cardinal Ballestrero nel 1986 denunciò un acuirsi di satanismo e ordinò ben sei nuovi esorcisti.Ma soprattutto città di spettri; in Piazza Carlina (piazza Carlo Emanuele II, ma nessuno la chiama così) durante l’occupazione napoleonica venne collocata la ghigliottina.La prima testa a cadere fu quella della Bella Capléra, una cappellaia che lì aveva fatto fuori il marito e pare continui a manifestarsi come agitato spettro roso dal rimorso…
.
A Palazzo Madama, nel salone delle feste appare Madama Cristina(Maria Cristina di Francia) con lungo abito a strascico; accarezza, chissà perché, le pareti del salone.Invece il candido spettro di Maria Adelaide, piissima moglie di Vittorio Emanuele II, si vede sul far dell’alba aleggiare sulla collina di Superga: tiene le braccia allargate, come volesse abbracciare la città da cui fu tanto amata.



E nel cimitero Generale è conservata la statua della principessa Barbara Beloselskij detta Varvara, morta ventottenne a Torino nel 1792.
.
E’ ritratta coperta da un lungo velo, che non ne cela la bellezza; talvolta si stanca di star lì, e si reca alla sua sepoltura originaria, l’ex cimitero di San Pietro in Vincoli: dicono che se un uomo la vede, se ne innamora.
*
Infine in piazza Bodoni la prima notte di luna piena si ode un sommesso sussurrare; sono i torinesi illustri ritratti nei 52 medaglioni sovrastanti i portici: lo statista Bogini, la poetessa Diodata Saluzzo, il giurista barbarouxe molti altri, che nella notte si parlano rimpiangendo forse i bei tempi andati.
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I seguenti utenti ringraziano SHINIGAMI per il suo contributo:
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Vecchio 06-06-2008, 00.58.43   #4 (permalink)

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Predefinito Venezia

Pochi sanno che Venezia, città d'amore e di magia, di divertimento sfrenato e di intimo raccoglimento, è anche un luogo popolato di spiriti. Eppure sono moltissime, le storie di fantasmi che si snodano lungo le calli. Così, in corte Bressana a San Giovanni e Paolo, ogni notte si può incontrare lo scheletro di uno degli ultimi campanari di San Marco. Vendute le sue ossa per avidità a uno scienziato, l'uomo è condannato a vagare, dopo mezzanotte, chiedendo l'elemosina ai passanti, per poter ricomprare se stesso. Altro scheletro a Cannaregio, in campo de l'Abazia. il vecchio usuraio Bartolomio Zenni è condannato a trasformarsi in uno scheletro infuocato, a causa della sua avarizia.
Stessa sorte per lo spirito di una bambina, Giuseppina Gabriel Carmelo, morta annegata nel 1904 per lo scontro, nella nebbia, di un vaporetto con la gondola su cui viaggiava. Nelle acque antistanti San Michele in Isola, il cimitero di Venezia, ove avvenne l'incidente, nelle notti di nebbia si può intravvedere una piccola bara galleggiante con quattro ceri accesi sul coperchio. È Giuseppina che si mostra, per evitare che i traghettatori abbiano a sbatterle ancora addosso. Luogo maledetto per eccellenza è invece Ca' Dario, elegante palazzetto sul Canal Grande. Tutti i veneziani sanno che i proprietari, se non muoiono di morte violenta, prima o poi finiscono in rovina; a dar forza alla diceria, una impressionante trafila di lutti e bancarotte dal Cinquecento ad oggi... Ma tornando agli spiriti, in campo de San Piero, a Castello, il fantasma della giovane Tosca si aggira vestito da sposa, e cerca il dito dell'anello che un giorno le fu tagliato. Solo così potrà celebrare il suo matrimonio. In campo San Barnaba, invece, è possibile addirittura imbattersi in una mummia: quella di un crociato francese, morto in maniera disonorevole in città prima dell'imbarco per la Terrasanta, e ancor oggi alla ricerca di un gesto nobile da compiere, unica maniera per riscattarsi. Lo spettro di Fosco Loredan affiora dalle acque del Canal Grande all'altezza di campiello del Remier, poco lontano dal ponte di Rialto, reggendo tra le mani la testa della moglie Elena, che lui stesso mozzò in un impeto di gelosia.
Altra donna con la testa tagliata è la piccola turca Selima, uccisa dal suo Osman, che compare (tutta intera, la gola recisa…) tra ponte e calle de le Turchette, luogo di Venezia dove storicamente si trovò a vivere, nel corso dell'incredibile lunga vicenda che è l'intera storia della Serenissima. Da ultimo il dolce fantasma della ragazza senza nome di Palazzo Grassi sussurra all'orecchio delle donne il loro nome di battesimo, e una volta salvò la vita a una persona. Più che uno spirito, direi un piccolo angelo calato tra li uomini.



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Ultima modifica di SHINIGAMI : 25-07-2008 alle ore 12.25.39.
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Vecchio 06-06-2008, 01.03.23   #5 (permalink)

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Predefinito NAPOLI - parte prima -

Il cuore di Napoli e' nel centro storico della citta' ed e' una vasta zona ricca di chiese e palazzi monumentali Santa Chiara e' la chiesa voluta dalla Regina Sancia di Maiorca, moglie di Roberto d'Angiò, tipico esempio di arte gotica-provenzale del XIV secolo,unitamente alla Chiesa del Gesù Nuovo nella cui piazza c'è l'obelisco dedicato alla Madonna Immacolata, è il punto da cui si stende la parte più antica.



Proseguendo per via Benedetto Croce nel labirinto di stradine conosciute come Spaccanapoli, sulla sinistra incontriamo Palazzo Filomarino, residenza del filosofo da cui ha preso poi il nome la strada.

Si sbocca quindi a Piazza San Domenico Maggiore caratterizzata dalla guglia barocca simile a quella di Piazza del Gesù; Percorrendo poi vico S. Domenico usciamo su via Francesco De Sanctis , famosa, non tanto perché porta il nome di colui che vi abitava, ma in quanto qui troviamo la celeberrima Cappella San Severo, monumento funebre della famiglia dei principi de Sangro alla quale appartenne pure l'adiacente palazzo, nobile residenza di Raimondo de Sangro, principe di San Severo, al quale la cappella è dedicata.
Raimondo de Sangro avvolto da un inquietante mistero: stregone o fine alchimista?
La sua persona a due secoli di distanza è oggetto di discussioni e diatribe tra i suoi discendenti e gli studiosi che ancora cercano di scoprire il segreto degli scheletri racchiusi nelle bacheche di vetro ospitate nei sotterranei della Cappella, qualcuno racconta che siano due dei suoi servitori. Nelle notti di luna piena in quella strada s'ode echeggiare lo scalpitio dei cavalli della sua carrozza che si spegne solo davanti all'ingresso di quella che fu la sua ultima dimora.
La cosa è confermata, sottovoce, dagli abitanti del quartiere.
Vero è che per quei vicoli, a notte fonda, quando il silenzio avvolge la città si può percepire un'alea strana che proviene dagli imponenti edifici, ora civili abitazioni, corpo unico con la dimora dei San Severo.
Si racconta che la strana atmosfera che pervade la zona sia stabilitata dal fluire di "entità": gli spiriti erranti di preti e monache che lì si radunano, tornando a rivivere momenti trascorsi.

La stessa Luigia Sanfelice, che abitava in quella zona si racconta che avesse l'abitudine di mettere un coperto in più alla sua tavola per l'ospite invisibile.
Un'abitudine che qualcuno pare abbracci ancora, visto che i vetusti palazzi nobiliari, appartenuti a famiglie blasonate, sopravvissuti ai loro padroni, hanno la' un "testimone", lasciato da vecchi proprietari per non essere dimenticati!
Nei pressi del cinema Adriano, nelle vicinanze di vico freddo Donn'Albina c'è uno stabile completamente disabitato nonostante a Napoli sia molto difficile trovar casa.
Le voci sono contrastanti, affitti troppo cari o le ombre strane che sono state viste aggirarsi dietro quelle finestre, luci intermittenti e rumori improvvisi?
Il fatto è che per ora nessuno è andato ad abitarci.
Passando via Tribunali, superando via Duomo, arriviamo di fronte a Castel Capuano, fondato da Guglielmo il Malo, secondo re di Napoli, figlio di Ruggero il Normanno, residenza reale.
Non puo' mancare anche fra queste mura una storia di anime vaganti.
Nei corridoi ripieni di scaffali polverosi pare aleggi l' inquieto spirito di Giuditta Guastamacchia, donna bellissima, una natura perfida occultata in un volto angelico, dalla sfrenata concupiscenza, decapitata per i suoi feroci crimini.
Gli atti del processo, ci raccontano di come indusse l'amante, con la complicità del padre, ad uccidere suo marito in circostanze orride, coinvolgendo poi anche un giovine chirurgo vittima del fascino ammaliatrice della donna.
I teschi della Guastamacchia, del padre, del sicario e del chirurgo, sono stati oggetto d'analisi per gli studiosi difisiognomica criminale e sono attualmente conservati nel Museo anatomico grazie al prof. G. B. Miraglia (1855) che li donò nel 1869 al prof. Gennaro Barbarisi, direttore dell'allora gabinetto di Anatomia Umana della Facoltà di Medicina.

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Vecchio 06-06-2008, 01.05.49   #6 (permalink)

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Predefinito NAPOLI - parte seconda -

In tanti raccontano di averla vista, bella piu' che mai, evanescente, le lunghe vesti discinte ed i capelli scarmigliati. Col terrore dipinto in volto.
Vaga tra l'obelisco di S. Domenico Maggiore ed il portale del palazzo di S. Severo.


Nelle notti buie, quando la città dorme, il fantasma di Maria D'Avalos si aggira irrequieto intorno alla piazza, a quella vetusta dimora che fu teatro d'amore e di passione, di vendetta e di morte.
E' il 17 ottobre 1590, Maria D'Avalos e Fabrizio Carafa, quando in una delle stanze del celebre palazzo S. Severo, rinnovano, ancora una volta, l'eterno incantesimo dell'amore. Sono giovani, belli, innamorati. Sono felici, tra quelle mura discrete che celano, agli occhi del mondo, l'estasi e la paura di una relazione adultera.
Il desiderio, colpevole per quanti non conoscano le tempeste dei sentimenti, li ha vinti. Una volta, due, tre e ancora. Dimentichi degli obblighi. Dimentichi di un marito, Carlo Gesualdo, principe di Venosa, legittimo consorte di Maria, troppo orgoglioso per tollerare l'onta di un tradimento, troppo innamorato per invocare la giustizia della legge.
Il nobile Carlo, famoso madrigalista, non sa rinunciare a Maria, donna splendida ed irrequieta, ma non può accettare di dividerla con altri. Uomo appassionato e sensibile, grande amico del Tasso, Carlo Gesualdo "illustra musica". Ore e ore chino su grigi spartiti a trasfondere, in struggenti madrigali, la prepotente passione che lo lega alla sua donna. Nella camera ornata di affreschi e di stucchi, tentando di tacitare il desiderio struggente di una donna che gli sfugge, il principe di Venosa fa ascoltare, all'amico poeta, sublimi note. La sua anima dolce e ardente, l'amore immenso e disperato che lo avvince, si squaderna tutto in quelle sue composizioni dolenti. Quei tristi madrigali, scritti al tempo delle vane illusioni e delle puntuali delusioni, nei giorni in cui ancora non disperava di poter riconquistare sua moglie, pur sentendola ogni minuto più lontana, sono gli unici testimoni delle crudelissime pene da cui fu agitato il suo cuore dall'immaturo dolore che avrebbe trasformato un felice innamorato in spietato assassino.
A Napoli tutti erano a conoscenza della tresca tra la bella Maria e Fabrizio Carafa. La nobiltà sussurra, il popolo commenta, con divertita indulgenza, l'audacia dei clandestini amati.
Ma l'amore rende ciechi. Don Carlo per qualche tempo non vede o non vuole vedere quel che gli succede intorno. Scrive d'amore pensando alla sua donna, le dedica malinconiche melodie, e chiude gli occhi su una verità troppo dura da accettare. La passione tra i due giovani amanti cresce ogni giorno di piu', e presto anche la prudenza viene messa da parte. Insieme, contro tutto, malgrado tutto. Nemmeno sull'uscio della camera nuziale di Maria sa fermare l'insaziabile desiderio. I mormorii della città si trasformano in un coro indignato. Tutti vedono. Tutti sanno. Tutti parlano. Solo Carlo continua ad ignorare, a non sapere, a non parlare.
Fino a quando un amico "premuroso", che si assume l'onore e l'onere di informarlo, con spietata dovizia di particolari, dell'infamia. Pazzo di dolore e di gelosia, l'uomo tenta ancora di non arrendersi alla dolorosa verità. Concede all'adorata moglie l'ultimo, delirante, atto di fiducia: il beneficio del dubbio. Finge di partire per ritornare, a notte fonda, nella segreta speranza di trovare, sola e casta, la donna che ama. Vano desiderio. Estrema e impossibile speranza. Spalancata la porta di casa, ogni illusione si infrange miseramente contro l'immagine dei due amanti avvinti sul talamo. L'ira e la disperazione, troppo a lungo represse, impongono le loro crudeli ragioni.
Il principe di Venosa si getta su quei due corpi nudi, brandendo un pugnale colpisce accecato dall'odio e dalla passione, e.... ancora, ancora, e .... ancora. Fino ad uccidere. Pazzo di dolore, sporco di sangue, cammina per ore lungo le vie del centro, piangendo disperato e fuggendo poi via. Il palazzo resta abbandonato. Chiuse le stanze insanguinate teatro del delitto,pare alla gente del vicinato di udire ogni notte un grido alto e angoscioso e pare ancora che si aggiri, per l'oscurità delle vie circostanti, il bianco fantasma di Maria. Quello spettro, di certo, non abbandona la mente dell'omicida. Quel corpo stupendo coperto di sangue continua a tornargli innanzi agli occhi.

E così, quei madrigali malinconici si trasformano in un disperato pianto melodico, che narra singhiozzante, la funebre storia della bella Maria, vittima della passione.
Nella centralissima Piazza San Domenico, in cui sorge il celebre palazzo di Sangro dei Principi di Sansevero, e per anni, l'urlo agghiacciante della splendida e sfortunata Maria, ha raggelato il quartiere, fino a quando nel 1889, crollo' l'ala del palazzo dove avvenne il delitto e sembra solo ora restituire un po' di pace allo spirito errante di Maria D'Avalos. Da allora, nelle notti senza luna, l'ombra evanescente riappare muta.
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Predefinito Milano

LO SPETTRO DI PIAZZA MAGGI - Sembra che in quei paraggi si aggiri lo spettro di un anziano signore morto alla SENAVRA. Il suo passo incerto e un po' claudicante, usa seguire i passanti terrorizzati. L'unico modo per arrivare a casa è quello di gettarsi dietro le spalle qualche monetina. Inspiegabilmente, compiuto questo gesto, il rumore dei passi cessa. Forse lo spirito, non tanto trapassato, raccoglie le monete per andare a bersi qualcosa in un bar.

IL CANE DI CORSO XXII MARZO - Sembra che la zona di corso XXII Marzo sia ricca di racconti su misteriose apparizioni. Si narra, infatti, di oscure figure che si aggirano nella nebbia davanti alla chiesa di Santa Maria del Suffragio. Altri racconti parlano di un nero cane fantasma che camminerebbe in via Cadore. Il molosso aliterebbe sugli incauti passanti niente meno che acetilene. Poco più a est, in via Mecenate, a molti è capitato di incrociare lo spettro di un uomo in giubbotto di pelle. Altri non sarebbe che lo spirito di un vecchio aviatore, che passeggia nella via dove un tempo si trovavano gli stabilimenti della Caproni, gloriosa produttrice di aerei nel periodo tra le due grandi guerre.

BERNARDA VISCONTI - Anche altre zone di Milano sono però interessate da misteriose apparizioni. Più testimonianze parlano dello spettro di un monaco che apparirebbe tra via Sarpi e via Ceresio urlando e inveendo contro l'immoralità dei costumi odierni. In piazza Santo Stefano si sentono invece le urla e gli strepiti del fantasma di un uomo che in passato era stato murato vivo nel campanile dell'omonima chiesa.
Un po' più complessa la vicenda di un altro spettro, quello di Bernarda Visconti. Per scelta del padre, probabilmente dettata da motivi politici, la giovane andò sposa di un valoroso condottiero, tal Giovanni Suardo. Presto Bernarda, stanca del marito che le era stato assegnato, cominciò a tradirlo con un giovane piacente di nome Antoniolo. Purtroppo il Suardo sorprese i due amanti. La sorte di Antoniolo fu tremenda. Venne incarcerato e torturato fintanto che non confessò un inesistente furto e di conseguenza impiccato in Porta Vigentina. La povera Bernarda fu invece rinchiusa nella prigione della Rocchetta di Porta Nuova. La giovane si lasciò morire di inedia in pochi mesi. A un anno dalla morte, il suo spirito cominciò a manifestarsi per le vie di Bologna, con tale e tanta insistenza da convincere Bernabò a riesumare i resti della figlia per verificare che fosse realmente morta. Ancora oggi il suo spirito inquieto, la notte, vaga per il chiostro di Santa Redegonda.

IL FANTASMA DI CARLINA - Un'altra storia legata ai fantasmi ci sembra molto curiosa. Si racconta, e sembra che molte fonti lo possano testimoniare, che quando si scatta una foto a una coppia di sposi che escono dalla porta del Duomo dopo la cerimonia, alle loro spalle compaia una misteriosa figura vestita di nero. Ingrandendo l'immagine si distinguono i tratti del volto della donna. Ma a colpire chi guarda sono soprattutto gli spettrali occhi bianchi.
Sembra che la figura nera sia il fantasma di una certa Carlina. Carlina abitava nella pieve di Schignano, vicino a Como. Per antica usanza le spose di Schignano sono completamente vestite di seta nera. Anche il viso e il capo sono avvolti da un nero velo. Non è loro concesso nemmeno un gioiello per rendere meno funereo l'abito. Pare che questa usanza risalga a un passato molto lontano, quando il feudatario locale esercitava sulla popolazione lo jus primae noctis, ovvero il diritto di giacere con ogni novella sposa la prima notte di nozze. Le spose di Schignano avevano preso l'abitudine di vestirsi di nero per non far capire agli uomini del feudatario che si stavano sposando e, quindi, non essere sottoposte alla barbara usanza. In un freddo giorno di ottobre Carlina si era sposata con il suo Renzino. La mattina dopo, ancora avvolta nel suo abito nero, Carlina in compagnia del marito era arrivata a Milano per il viaggio di nozze. Faceva freddo e piazza del Duomo era avvolta da un impenetrabile coltre di nebbia. I giovani decisero comunque di salire e ammirare la Madonnina più da vicino. Lo spettacolo che li attendeva era spaventoso. Le oscure figure marmoree di mostri e draghi sbucavano dalla nebbia mentre i due si muovevano sul tetto del Duomo. Ai piedi della guglia Carelli, Carlina, atterrita dallo spettacolo, mollò la mano del marito e cominciò a correre a perdifiato tra le statue e i doccioni. Il suo animo angosciato cercava rifugio da tutti quei visi che la scrutavano con occhio indagatore. La scrutavano e sapevano della terribile colpa che Carlina si portava nel cuore. In una luminosa mattina di agosto, sul greto di un torrente vicino a Schignano, Carlina si era abbandonata ai piaceri della carne con un biondo straniero dallo sguardo dolce. Ora Carlina portava in grembo il frutto di quel fugace amore. Credeva di non dover dire nulla a Renzino, visto che il matrimonio era vicino, lui avrebbe pensato che si trattava di suo figlio. Ma, inspiegabilmente, quella mattina, tra quelle oscure figure ammantate di nebbia, aveva sentito tutto il peso della sua colpa. Carlina continuava a correre, forse voleva arrivare ai piedi della guglia della Madonnina per chiedere perdono. Renzino la seguiva da presso e cercava di fermarla. Carlina, forse disorientata dalla nebbia, però imbocco una via sbagliata e cadde. Il marito arrivò troppo tardi per afferrarla, ma vide il suo corpo librarsi nel vuoto, il suo vestito gonfiarsi all'aria e poi la vide sparire, inghiottita dalla contorta architettura del Duomo. Carlina fu cercata per molti giorni, fra i più oscuri recessi della cattedrale, ma il suo corpo non si ritrovò mai. Oggi compare alle spalle dei novelli sposi quasi ad augurare un matrimonio felice e sereno come lei non ha potuto avere.
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Predefinito Rimini

In un castello situato a Montebello, in provincia di Rimini, nella seconda metà del XIV secolo, sparì misteriosamente una bambina, che ancora oggi fa parlare di se: si tratta di Guendalina Malatesta vissuta nel Medioevo, ma conosciuta da tutti come il fantasma Azzurrina.
Guendalina era albina e aveva i capelli bianchi. L'albinismo, nel medioevo, era fonte di sospetto e paura. Le sue caratteristiche somatiche, non erano viste con simpatia e, per questo, fu accusata di stregoneria e destinata ad una morte atroce. Per farla sopravvivere e darle una speranza, i genitori non le permettevano l’uscita dal castello. Preoccupati per il futuro della figlia e per proteggerla da tali infamie, decisero di tingerle i capelli con una sostanza a base di erbe, che scuriva i capelli, ma che al contatto della luce emanava dei riflessi azzurri. Così che, tutti iniziarono a chiamare la bambina con il nome di "Azzurrina".
Ma la storia che viene tramandata da secoli riguarda la sua strana morte, avvenuta all'interno del castello. Si racconta che il 21 giugno 1375 durante un temporale, Azzurrina stesse giocando con una palla fatta di pezza e spaghi. La palla rotolò giù per una scala, che conduceva alla ghiacciaia e la bambina corse a recuperarla. Due soldati udirono un grido e si precipitarono a cercarla. Ma ogni tentativo di ritrovarla fu inutile. Il castello e l’intero borgo furono setacciati per giorni e giorni... Azzurrina era scomparsa, come dileguata nel nulla.
Dal 21 giugno, ogni cinque anni, nella notte del solstizio d'estate, nel Castello di Montebello appare il fantasma di Azzurrina, la si ascolta ridere o piangere e si sente la sua voce. Da tempo molti studiosi ed esperti stanno tentando di capire l’origine di questi suoni. Dal 1990 sono state effettuate anche delle registrazioni dell'evento, che vengono fatte ascoltare ai turisti che visitano il castello. In questi nastri, realizzati dalla RAI e dall'Università di Bologna, si sente una voce di bambina piangere sottovoce in mezzo ai rumori di un temporale. L’università di Bologna iniziò subito degli studi approfonditi e si riuscì, sempre durante il solstizio nel 1995, a registrare anche il rumore della palla che rimbalzava, il ritocco delle campane e la voce più limpida di Azzurrina, tanto da riuscire a capire chiaramente che pronunciava la parola “mamma”. Nello stesso giorno dell’anno 2000 la stessa università, registrò ancora i lamenti della bambina. Oggi il castello di Montebello, è visitato da centinaia di persone non solo per il suo valore storico-artistico, ma anche per il fantasma di Azzurrina.
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Predefinito Arezzo

Arezzo e la sua provincia vantano una moltitudine di avvistamenti paranormali, tanto da essere considerata una delle città maggiormente infestate di tutta la Toscana.
Basti pensare al Santo Patrono che veglia sulla città, SAN DONATO, il quale essendo stato decapitato, pare che infesti ancora il Corso Italia alla ricerca della sua testa rotolata giù dalla Fortezza.
Sempre nella prossimità di Arezzo, più precisamente nella collinetta adiacente alla città, e più precisamente all'interno del vecchio Mulino, pare vi siano manifestati più volte fenomeni di poltergeist: queste presenze si dilettano a prendere di mira con sassi i malcapitati che volessero entrare dentro l'edificio.
A Sorci, nel noto Castello ormai adibito a albergo e ristorante, non è insolito udire nel bel mezzo della cena, scricchiolii, passi e risate macabre, provocate dal suo "signore" il capitano Baldaccio di Anghiari, il quale non disdegna di essere "intravisto" in ricorrenza della sua morte per decapitazione avvenuta nel 1441.
Nel Castello di Poppi sono stati avvistati fasci di luce e addirittura banchetti spettrali persino dalla truppe della Rai, intenta a riprendere il famoso borgo medievale. Ma la leggenda più famosa che lega il Castello dei conti Guidi al paranormale è dato dal fantasma della Contessa Matelda, la quale aveva l'hobby di rapire giovani e aitanti uomini per soddisfare le sue lussuriose voglie, per poi farli uccidere una volta compiuto il loro "dovere". Il marito accortosi di questo la fece murare viva nella Torre del Diavolo, dove la donna morì tra urla e maledizioni. Ancora oggi si racconta che è possibile vedere nel castello una figura luminescente che viaggia senza meta, sempre alla ricerca di nuovi amanti.
Sempre nelle vicinanze del Castello di Poppi, vi è la Piana di Campaldino, dove fu combattuta la famosa battaglia fra Guelfi e Ghibellini a cui partecipò lo stesso Dante Alighieri. Nelle notti d'estate, fra luglio e agosto, alcuni autisti hanno giurato di aver visto e sentito il cozzare di spade e di armature e lamenti provenienti dalla stessa pianura, come se assistessero al combattimento.
Nella località di Olmo, esiste una casa infestata da fantasmi: più volte i proprietari hanno cercato di affittarla, ma gli affittuari resistono al suo interno solo una notte, impauriti da risate, romori, urla e colpi. Coloro che hanno avuto la "maleaugurata" idea di dormire al suo interno dichiarano che la mattina successiva la casa si presentava arredata in una maniera completamente differente da come era la sera prima.
A Camaldoli nella folta vegetazione, è possibile incontare sfere lucenti vaganti che indicano l'ingenuo viandante al limitar di un dirupo.
A Capolona è possibile vedere nelle notti d'inverno il Toro dorato, il quale preannuncia morte certa da chi viene scorto durante le sue scorribande.
A Subbiano nella Torre Longobarda, nelle notti di nebbia viene avvistata una guardia e si sente riecheggiare il suono del corno.
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