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Vecchio 04-11-2007, 18.03.45   #1 (permalink)

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Thumbs up tv torniamo un po' indietro 2 parte

2 parte
IL COMPUTER PIÙ POTENTE DEL MONDO!
Sicuramente l’avrete sentito dire anche voi. Anzi, forse ci credete pure. “I cartoni animati giapponesi sono tutti fatti dal computer”.
Al giorno d’oggi sappiamo che i cartoni di Pixar & C. sono effettivamente fatti con tecniche di computer graphic tridimensionale. Però quando un giornalista italiano, in uno dei primissimi articoli dedicati a “Goldrake”, annunciò al mondo intero che “i cartoni giapponesi sono fatti col computer”, in Italia si scatenò il putiferio. Al tempo il “computer” era una macchina onnipotente che si vedeva solo nei telefilm di “Spazio 1999? o di “Star Trek” e nessuno si sarebbe mai pensato che, di lì a qualche decennio, sarebbe entrato in ogni casa. Perciò, quando sentirono che Goldrake & C. erano fatti “col computer”, genitori, insegnanti, educatori, giornalisti e chi più ne ha più ne metta annunciarono scandalizzati che i cartoni animati giapponesi andavano vietati, perché erano tutti fatti “DA UN computer” (quindi neppure “COL computer” come sosteneva l’articolo…) ed erano dunque privi di sentimenti umani. Conseguenza: qualunque bambino li guardasse si sarebbe trasformato in un freddo calcolatore senza cuore!
Al giorno d’oggi sappiamo che non esiste nessun computer al mondo che, premendo un bottone, sforna un cartone animato di trenta minuti inventandosi di sana pianta storia, personaggi e scenografie.
In realt* il giornalista che scrisse quell’articolo probabilmente non aveva neppure mai visto un computer. Di certo non lo vide negli studi della Toei Animation, dove Goldrake veniva prodotto e dove il primo computer fece il suo ingresso solo a met* anni ‘90 (cioè anni dopo essere diventato d’uso comune negli studi americani ed europei, Disney inclusa).
Il problema fu che quel giornalista, che non parlava giapponese e aveva una scarsa conoscenza dell’inglese, arrivò all’improvviso allo studio della Toei Animation, dove la conoscenza delle lingue straniere era altrettanto limitata. Risultato: probabilmente travisò tutto ciò che gli venne detto e scambiò qualcosa (forse il distributore automatico del caffé…) per un computer superavanzato.
Lo dichiariamo per la (speriamo) ultima volta: nulla in “Goldrake” (né nella maggior parte dei cartoni giapponesi degli anni ‘70 e ‘80) è stato fatto col computer. Tanto meno DA UN computer…
COME SI COSTRUISCE UN MITO (I)
Abbiamo parlato delle origini di Goldrake e di come il cartone animato non venisse prodotto né DA né CON il computer. Ma allora come è stato fatto Goldrake? Vediamo un po’ i nomi che trovate nella lista dello staff per capirlo un meglio.
Tutto comincia da un “Fumetto”: in questo caso, creato e disegnato da Go Nagai e dallo staff della sua compagnia, la Dynamic Productions. Se un fumettista è fortunato, la sua creazione viene scelta da una casa di “Produzione” per essere trasposta in animazione: nel caso di Goldrake, questa è stata la Toei Animation Co., Ltd. In realt*, Nagai e Toei hanno collaborato per anni prima di Goldrake, dando vita a successi incredibili, perciò il nostro caro robottone è nato dall’interazione tra l’autore, il team di Dynamic Productions e la casa di produzione.
Per fare un cartone animato c’è bisogno innanzitutto di quattro persone: un responsabile della “Regia Generale” che si occupa di supervisionare tutta la serie; un “Character Designer” che si occupa di “ridisegnare” i personaggi del fumetto in modo da renderli adatti ai movimenti del cartone animato; un “Designer” che d* uniformit* a tutti gli elementi grafici della serie; un compositore delle “Musiche” che si scrive la colonna sonora (Shunsuke Kikuchi).
Come tutte le cose di questo mondo, produrre un cartone animato costa, e non poco: le persone che finanziano il “Progetto” - e che hanno dunque l’ultima voce in capitolo riguardo a tutte le scelte - sono i produttori esecutivi: si tratta dei signori Azuma Kasuga, Takaharu Bessho e Toshio Katsuta, il primo produttore dell’agenzia pubblicitaria Asahi Tsushinsha, il secondo della rete televisiva Fuji TV, il terzo di Toei Animation.
Proseguendo nella lista dei ruoli troviamo un “Responsabile di Produzione”, cioè colui che materialmente gestisce tutta la produzione (i produttori esecutivi se ne stanno solitamente nei loro uffici e di rado partecipano attivamente alla realizzazione pratica del cartone). Troviamo poi tre voci legate al sonoro: “Selezione Musiche” indica il ruolo della persona che decide quali pezzi della colonna sonora usare in quali punti del cartone; “Registrazioni Sonore” indica lo studio che si occupa dell’inserimento e della sincronizzazione di tutte le parti audio, dal doppiaggio alle musiche; “Effetti Speciali” indica invece lo studio che si occupa della riproduzione di tutti gli effetti sonori (esplosioni, suoni delle astronavi, rumori ecc.).
Nella lista troviamo poi gli “Animatori Principali”: dovete sapere che ogni cartone animato è composto da migliaia di disegni, tutti fatti a mano; le persone che disegnano la maggior parte di essi sono proprio questi “animatori principali”. Chiaramente non è però possibile disegnare così tanto nell’arco di una settimana; perciò solitamente a occuparsi delle animazioni ci sono quattro o cinque studi che si alternano a rotazione, occupandosi di produrre un episodio al mese. Non solo: gli “animatori principali” sono adiuvati dagli “Intercalatori”, cioè uno staff di persone che si occupa di tutti i disegni - si fa per dire - “meno complicati”. Supponiamo che ci sia una scena in cui Actarus scaglia una pietra: l’animatore disegna il primo e l’ultimo disegno della scena (quello in cui Actarus stringe il sasso nel pugno e si prepara a lanciarlo e quello in cui l’ha gettato e dunque si trova col braccio teso e la mano aperta); gli intercalatori si occupano di tutti i disegni che vengono inseriti tra questi due, riproducendo tutti i movimenti del braccio in modo che sullo schermo risulti un movimento fluido.
COME SI COSTRUISCE UN MITO (II)
Una curiosit*: gli arnesi del lavoro per chi lavora in animazione non sono solo la matita, un foglio di carta e una scrivania, ma anche e soprattutto il cronometro: animatori e registi devono avere sempre sotto controllo i “tempi” delle azioni per poter realizzare dei movimenti fluidi e naturali. Troppi disegni renderebbero un movimento troppo lento; troppo pochi lo renderebbero “scattoso” e a volte ridicolo.
Procediamo nella lettura dei ruoli dello staff: alla voce “Fondali” troviamo, appunto, gli autori dei fondali. Questi vengono dipinti, di solito a tempera, su grandi fogli da disegno. Notare come a questa voce vengano spesso citate non persone fisiche ma “studi”. In realta’ la maggior parte della produzione di un cartone animato viene “subappaltata” a diversi studi, di solito di piccole dimensioni (cinque~dieci persone), sparsi a centinaia per tutta Tokyo e a volte anche in Corea del Sud, Filippine o Cina. Questo accade non solo per i fondali: gli stessi character designer di “Goldrake”, il compianto Kazuo Komatsubara prima e Shingo Araki poi, non sono dipendenti Toei, ma dirigono due piccoli ma famosissimi studi di animazione, Oh! Productions il primo e Araki Productions il secondo. Oltre a “Goldrake”, Komatsubara si è occupato del design di “Capitan Harlock” e “Devilman”, Shingo Araki di quello di “Lady Oscar” e dei “Cavalieri dello Zodiaco”
La fase successiva indicata nella lista dello staff è quella che in giapponese viene indicata col termine “completamento” e che in italiano abbiamo reso come “Verifiche e Rifiniture”. In realt* prima di queste ci sono altre due fasi che non sono citate nei titoli: la xerografia - cioè una procedura in base alla quale i disegni vengono “fotografati” su tavole di acetato trasparente; e la colorazione. Il motivo per cui nei titoli non vengono citate queste due lavorazioni è piuttosto semplice: si tratta di lavori che non richiedono particolari conoscenze specialistiche, pertanto vengono spesso affidati a uno staff saltuario, a studi stranieri o addirittura, ai tempi di “Goldrake”, a casalinghe annoiate in cerca di un lavoretto semplice da fare in casa per racimolare qualche risparmio.
Nel processo di verifica e rifinitura si raccolgono tutti gli acetati colorati; si controlla se ci sono errori di colorazione (sbavature, colori sbagliati ecc.) e si correggono; si applicano poi effetti speciali (appunto di “rifinitura”) come ad esempio gli effetti resi con l’aerografo.
Gli acetati passano così in sala “Riprese”: qui, uno per uno, vengono montati sui fondali e fotografati. Effetti speciali di luce (ad esempio il sole splendente o i raggi luminosi scagliati dai robot) vengono creati proprio in fase di ripresa, utilizzando filtri semitrasparenti che lasciano passare la luce della macchina da ripresa.
La pellicola viene poi editata in fase di “Montaggio” e quindi passata allo studio di registrazione, dove vengono effettuati il doppiaggio, l’aggiunta degli effetti speciali e delle musiche sotto la direzione di un “Direttore Audio”.
Coordinare tutte le centinaia di persone coinvolte in un simile processo produttivo non è semplice: ci pensa il responsabile del “Coordinamento” che, sotto il sole cocente dell’estate giapponese, il vento sferzante dei tifoni o la fredda neve invernale, incessantemente viaggia per tutta Tokyo (e non solo) a raccogliere e trasportare il materiale realizzato dalle persone che partecipano alla produzione. La responsabile dei “Repertori” si occupa di prender nota di tutti i movimenti dei materiali in modo da fornire sempre un valido riferimento al coordinatore della produzione.
fine 2 parte
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